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INDIA DEL NORD
Finalmente in India!
Ho sempre guardato a questa meta con un misto di curiosità e timore. Un paese talvolta difficile da comprendere (e digerire), dove i bei monumenti da soli non spiegano il perché tanti viaggiatori restino intrappolati dal suo fascino.
E' infatti la gente che ci abita a fare dell'India un luogo unico al mondo, che potrebbe essere visitato tranquillamente senza passare per il Taj Mahal o i templi di Khajuraho.
Arrivo in mattinata a New Delhi, stanco del viaggio durato un giorno intero, ma la voglia di camminare per le strade mi dà una tale carica da iniziare il mio giro immediatamente.
Mi reco a Chandni Chowk, il bazar vicino alla famosa Moschea del Venerdì. Qui mi immergo nella folla, i miei vestiti si impregnano di odori forti, a volte nauseabondi, i miei capelli si impolverano e il caldo rende tutto più faticoso. Siamo in bassa stagione, non ci sono turisti, così vengo additato subito dalla gente che non mi lascia scampo: venditori, mendicanti, bambini... tutti chiedono qualcosa, tutti propongono affari interessanti. Con un sorriso che a stento riesco a trattenere, penso: finalmente inizia il viaggio!
L'India è un paese che a noi occidentali può sembrare assurdo. La parola che mi salta subito in mente è "caos".
La gente è un continuo flusso che quotidianamente si sposta, mangia, dorme, lavora e vive in strada. I risciò, le moto e i tuk-tuk sfrecciano e si incuneano impavidamente nel traffico, suonando il clacson per segnalare la propria presenza. In mezzo a tutto ciò, non è raro trovare elefanti che passeggiano tranquillamente, scimmie che svolgono il ruolo di gatti randagi (quest'ultimi misteriosamente assenti in tutto il paese) o centinaia di mucche che vivono in un ambiente diventato ormai il loro habitat naturale. E poi gli indiani, che mi avvolgono, si intromettono, cercano di vendermi qualsiasi cosa oppure rimangono indifferenti. Santoni, yogin, mendicanti, commercianti, malati e bambini. Tutti si manifestano contemporaneamente, nel raggio di azione di pochi metri. Si fa fatica a osservare un punto fisso, a concentrarsi su qualcosa o qualcuno.
Il mio giro tocca diverse città del Nord: Jaipur, Khajuraho, Agra, Orcha, Varanasi. Tutte simili e, allo stesso tempo, profondamente diverse.
L'impatto è forte, ma a poco a poco riesco ad ambientarmi. E più mi ambiento, più scatto foto: a fine viaggio mi ritrovo con 2006 immagini!
Gli ultimi giorni li passo a Varanasi, la città più sacra di tutta l'India. Qui finalmente riesco a comprendere bene questo paese e a restarne affascinato inesorabilmente.
Mi vengono in mente le parole di una guida locale, che inizialmente mi erano sembrate esageratamente romantiche, ma che poi si sono rivelate esatte: "Puoi lasciare Varanasi, ma Varanasi non lascerà te".