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India del Nord
 

INDIA DEL NORD

Autore: Daniele Cascone | Categoria: India del Nord
Attrezzatura utilizzata: Canon EOS 350D + EF-S 17-85mm f/4-5.6 IS USM
Data di pubblicazione: 12 Maggio 2008 | Data dello scatto: 27 Aprile 2008
Tag: gente, lavoratori, mercati, parole, ritratti
| Permanent link | Commenti (8)
Finalmente in India!
Ho sempre guardato a questa meta con un misto di curiosità e timore. Un paese talvolta difficile da comprendere (e digerire), dove i bei monumenti da soli non spiegano il perché tanti viaggiatori restino intrappolati dal suo fascino.
E' infatti la gente che ci abita a fare dell'India un luogo unico al mondo, che potrebbe essere visitato tranquillamente senza passare per il Taj Mahal o i templi di Khajuraho.

Arrivo in mattinata a New Delhi, stanco del viaggio durato un giorno intero, ma la voglia di camminare per le strade mi dà una tale carica da iniziare il mio giro immediatamente.
Mi reco a Chandni Chowk, il bazar vicino alla famosa Moschea del Venerdì. Qui mi immergo nella folla, i miei vestiti si impregnano di odori forti, a volte nauseabondi, i miei capelli si impolverano e il caldo rende tutto più faticoso. Siamo in bassa stagione, non ci sono turisti, così vengo additato subito dalla gente che non mi lascia scampo: venditori, mendicanti, bambini... tutti chiedono qualcosa, tutti propongono affari interessanti. Con un sorriso che a stento riesco a trattenere, penso: finalmente inizia il viaggio!
L'India è un paese che a noi occidentali può sembrare assurdo. La parola che mi salta subito in mente è "caos".

La gente è un continuo flusso che quotidianamente si sposta, mangia, dorme, lavora e vive in strada. I risciò, le moto e i tuk-tuk sfrecciano e si incuneano impavidamente nel traffico, suonando il clacson per segnalare la propria presenza. In mezzo a tutto ciò, non è raro trovare elefanti che passeggiano tranquillamente, scimmie che svolgono il ruolo di gatti randagi (quest'ultimi misteriosamente assenti in tutto il paese) o centinaia di mucche che vivono in un ambiente diventato ormai il loro habitat naturale. E poi gli indiani, che mi avvolgono, si intromettono, cercano di vendermi qualsiasi cosa oppure rimangono indifferenti. Santoni, yogin, mendicanti, commercianti, malati e bambini. Tutti si manifestano contemporaneamente, nel raggio di azione di pochi metri. Si fa fatica a osservare un punto fisso, a concentrarsi su qualcosa o qualcuno.

Il mio giro tocca diverse città del Nord: Jaipur, Khajuraho, Agra, Orcha, Varanasi. Tutte simili e, allo stesso tempo, profondamente diverse.
L'impatto è forte, ma a poco a poco riesco ad ambientarmi. E più mi ambiento, più scatto foto: a fine viaggio mi ritrovo con 2006 immagini!

Gli ultimi giorni li passo a Varanasi, la città più sacra di tutta l'India. Qui finalmente riesco a comprendere bene questo paese e a restarne affascinato inesorabilmente.
Mi vengono in mente le parole di una guida locale, che inizialmente mi erano sembrate esageratamente romantiche, ma che poi si sono rivelate esatte: "Puoi lasciare Varanasi, ma Varanasi non lascerà te".

Commenti ricevuti (8)

8 Scritto da Elena in data 10 Febbraio 2010
Ho le lacrime,le tue foto mi fanno rivivere quei momenti,rimasti dento,dell'India. A volte non ho parole per descriverla.Bisogna viverla,e' come ricevere una sberla al tuo arrivo.Ogni giorno un Emozione piu' Grande.Elena.
7 Scritto da monia in data 17 Settembre 2008
chi ama l'India lo sa...
così scrive Terzani nel suo libro "un altro giro di giostra".
si, chi la ama, lo sa, lo sa perchè ti entra dentro e il suo richiamo è più forte di ogni cosa, la senti vivere in te e colmare i tuoi pensieri di nostalgia.
non è un amore cieco, perchè tu sai, hai visto, hai sentito tutto. le sue contraddizioni, il suo caos.
ma la sua forza è farti sentire parte di questo universo, di questo mondo, per me è stato sentirmi per la prima volta veramente a casa.
6 Scritto da Moni in data 20 Maggio 2008
Ti lascio un breve commento (meglio tardi che mai...).
Rivedendo le foto per la seconda volta ho riavuto la stessa sensazione: di trovarmi dinanzi a un magico mistero. Splendide costruzioni, mani d'artista eccezionali, affascinanti cerimoniali, città dal caos avvolgente e trascinante, colori violenti e rumorosi, gridati direi, e poi occhi carichi di umana complessità; tutto ha un unico sapore: di profondo, attraente, inafferrabile mistero. Davvero un luogo da racconti d'altri tempi. Grazie per averci prestato il tuo occhio da Viaggiatore, ancora una volta!
5 Scritto da Francesca in data 12 Maggio 2008
Carissimi, grazie per avermi dato la possibilità di "sbirciare" attraverso le vostre parole e le vostre immagini su un paese tanto vario e indescrivibile. sono rimasta incantata.
4 Scritto da Peohpe in data 12 Maggio 2008
Daniele vivi complimentissimi! Ho visto tutte d'un fiato le 115 foto messe da te a disposizione per noi poveri testimoni delle altrui fortune.... in questo caso delle tue fortune. Certo una foto può dare l'idea di cosa possa esistere in una terra misteriosa e leggendaria come l'India, ma esserci stati "in carne e ossa" è sicuramente tutt'altra cosa.
Sono rimasto piacevolmente colpito dall'alternanza dei colori che si susseguono nei tuoi scatti: dalle suggestive fiamme del Maha Aarti, alle abitazioni di Jaipur, passando per le fiumane di gente la mattina nei mercati.
Mi ritrovo ad essere un po invidioso del tuo viaggio... complimenti ancora.
3 Scritto da kobo in data 12 Maggio 2008
non riesco a scrivere bei commenti ma le foto che fai mi lasciano sempre qualcosa dentro. Bravissimo!
2 Scritto da L'iniziata/Ilenia in data 12 Maggio 2008
Snocciolare tra le dita della mente le istantanee di questo vostro viaggio, e poi vederle animare attraverso il vostro breve racconto, lascia tracce chiarissime e al tempo incomprensibili su chi legge, su chi guarda.
Le immagini sono "splendide". Mi si perdonerà la banalità dell'aggettivo, ma credo che voi due capirete cosa vuol dire non conoscere parole adeguate in tutto il lessico della propria lingua per esprimere degnamente ciò che gli occhi hanno visto e il cuore sentito: gli odori, i suoni, i colori, sono solo "sintomi" di qualcosa che, sconosciuta e seducente, penetra sottopelle, e davvero non se ne andrà mai.
Perdonatemi anche la smielata poesia, ma attraverso questo vostro resoconto non ho potuto fare a meno di rituffarmi in ricordi miei, di un altro viaggio, simile eppure, ne sono certa, assolutamente diverso.
Maestro, a te, come ogni volta, la mia più sincera ammirazione: la macchina nelle tue mani riesce a catturare un frammento di spirito, non so come tu faccia! Ed è vero (ed è proprio quello che ho pensato guardando le foto, ancor prima di leggere questa introduzione) per quanto magnifiche possano essere le creazioni artistiche degli uomini che nei secoli hanno abitato l'India, è nella gente che pulsa il sangue che anima questo straordinario paese.
Grazie per questa finestra che hai aperto per noi... per lasciarci guardare un po' più lontano di quanto non si possa vedere da qui.
1 Scritto da Luscia in data 12 Maggio 2008
La mia India

Molti, consigliati dalle migliori guide new age, vanno in India per ritrovare loro stessi... io ci sono andata e ...ho trovato un mucchio di gente! Del resto, meglio perdermi che trovarmi, in India poi... se già sono geneticamente insopportabile in condizioni normali figuriamoci in India!

Ma non è questo il punto. Il punto è che già la parola India evoca un mondo lontano e, prima di partire, non riuscivo proprio a immaginare cosa avrei dovuto aspettarmi. Facevo uno sforzo per riuscire, anche solo per una frazione di secondo, a vedere quel mondo prima ancora di averlo visto... ma niente... zero, componevo solo immagini stereotipate, tante volte viste in TV o nelle riviste di viaggi e che sapevo bene non potevano corrispondere esattamente alla realtà. Ed è così. L'India non si vede, prima di tutto SI SENTE. Non voglio togliere poesia alla parola SENTIRE, ma non voglio calcare la mano sul sentimento, sulla sensazione (termini tanto abusati quando si descrive questo Paese).

SENTI un fracasso assordante, senti odori pungenti di spezie e di sterco, senti le emanazioni delle canalette di acqua stagnante e senti, eccome se lo senti, l'odore di arrosto a Varanasi, il fumo che impregna te, i tuoi vestiti,le tue narici e che, sembra assurdo, non dimenticherai mai. Tutto lì è Assurdo, credo che sia l'aggettivo più adatto, forse il meno romantico, l'India non è un termine di paragone, non ha uguali, è una monade, un mondo a parte. L'India ti strattona interiormente ed esteriormente. Non fa quasi nulla per farsi amare... non si pulisce, non si profuma, si veste in maniera stravagante e in fatto di gusti musicali... beh... è un disastro, ma che vuoi... glielo perdoni salvo odiarla, odiarla per quanto è bella, quando invece ti si para davanti con dei capolavori di perfezione, limpidezza, poesia come il Taji Mahal, o quando ti stende con quei capolavori dell'ingegno e della "passione", dell'amore e della dedizione come i templi di Khajuraho.

Ma non è questa l'India, non solo. E' in tutte quelle persone, animali, carretti, automobili, particelle di polvere e smog in vorticoso movimento in uno spazio che non è mai abbastanza sufficiente per tutti. Sei trascinato in un moto più simile ad una fuga (per evitare ancora una volta di dovere acquistare un elefantino di legno che il ragazzo ti vuole proporre dopo avere fatto un'asta al ribasso... da solo!!) tra botteghe piene fino al soffitto di cianfrusaglie, abiti, ninnoli, pietre, borse, sciarpe e sedicenti pashmine, tra cucine a cielo aperto che quando arriva il monsone chissà che fine faranno, tra risciò che continuano a farti il pelo e tuk-tuk che non la piantano di strillare e di affermare con una risata molto simile ad un clacson la loro presenza sulla terra... forse è una preghiera segreta al Dio Ganesh, a Visnu o ad uno dei trecento milioni di dei tra cui ci sarà sicuramente il Dio Trombetta. E poi mucche, mucche... un mio vecchio principale esperto di cose artistiche avrebbe detto "mucche ad ogni dove": mucc-onde (nuovissimo espediente ecologico per ovviare ai problemi di sparti-traffico, al secolo, le rotonde), mucche dentro le case, mucche in fila indiana per una frittella, mucche-cassonetto, mucche accomodate dentro negozi di tessuti, mucche, mucche e ancora mucche. Scimmie al posto dei gatti e tanti cani randagi oltre a cammelli ed elefanti.

Colori bellissimi su donne altrettanto belle. Donne dignitose, dalla più povera alla più anziana, regali nell'incedere, fiere nello sguardo con in braccio bimbi splendidi che, porca miseria, ad un certo punto evitavi di guardare in viso perché ti prendeva male non potere dare a tutti qualcosa... e tutti significa migliaia. Se all'inizio ne hai paura, un istante prima di andare via, ti ci vuoi quasi perdere e pensi: voglio tornarci, qui, a Varanasi, dove non respiri, dove bruciano i morti in riva al Gange, dove piove cenere (e pensi, Dio mio, questa è cenere di morto!) ma ogni sera è una festa di saluto al giorno che è finito, un rito di bramini concentrati che danzano in riva al fiume, accendono fuochi, sparpagliano petali di garofano e recitano preghiere in questa lingua da mille e una notte mentre, tutto intorno, Varanasi si muove, si accende, si spegne, si gode quell'alito di vento di un'alba sul fiume, si bagna nelle acque sacre, brucia come, dentro un tempio, un fuoco eterno.

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